
Intervista al Corriere della Sera
3 ottobre 2026
Vincenzo Spadafora non trova che ci sia un gran caos nella politica del centro?
«Assolutamente sì. Tutti dicono di non voler fare l’ennesimo partitino e tutti lo stanno facendo, ognuno per dimostrare di avere un peso specifico per potersi sedere al tavolo del centrosinistra».
Anche Primavera, la sua creatura, vuole diventare un partito?
«No, Primavera è un’associazione e tale rimarrà sino a quando potrà concorrere per costruire qualcosa di più grande. Siamo contro i tatticismi e i personalismi. Così facendo i risultati elettorali saranno risibili per tutti. E si perde di vista la vera sfida, che è battere la destra».
Ma come e, soprattutto, che fare per costruire qualcosa di grande?
«Dare vita a una costituente che non sia l’incontro dei capi: Renzi, Magi, Ruffini, Gabrielli, Spadafora e altri. Ovvero Casa riformista, +Europa, Più Uno e Primavera. Deve essere una costituente in totale comunità tra i nostri elettori».
E Renzi?
«Nessun veto per lui. Trovo stucchevole che nella politica dei personalismi si mettano veti alle persone. Renzi rappresenta quasi un milione di voti e bisogna avere rispetto, si deve essere consapevoli che questi voti sono fondamentali per far vincere il centrosinistra. Ma non solo questi».
Quali altri?
«Quelli di movimenti regionali, di personalità importanti come Giuseppe Sala e Gaetano Manfredi. È pieno di realtà locali che Pd e M5S non riescono a intercettare».
Come si può intercettarli?
«Individuando tre target chiari, a partire dalle piccole e medie imprese, quel mondo che non è contento di Giorgia Meloni e non trova in Pd e M5S una risposta alle sue esigenze. L’Italia ormai si regge su di loro».
E gli altri due target?
«Il ceto medio e poi i giovani che si sono mobilitati solo in occasione del referendum e per la Palestina. Il centrosinistra deve tornare a cavalcare le grandi battaglie ideali. Tornare a occuparsi di temi che mobilitano le masse».
Belle parole, ma nel concreto?
«Concretamente ci vuole un bel bagno di realtà. Noi realtà del centro nate di recente abbiamo percentuali simboliche dello zero virgola. A stento si arriva all’1%. Nessuna ha scaldato i cuori a tal punto da pensare che da sola può farcela. Non c’è stato a sinistra “l’effetto Vannacci”. Non si può continuare ad andare ognuno per la sua strada, se vogliamo bene al Paese».
Anche Silvia Salis deve darvi una mano?
«Silvia Salis deve dare una mano a tutto il centrosinistra. È stata l’unica che è riuscita a scatenare un interesse forte nei nostri elettori e sono loro a chiedere a Silvia di impegnarsi».
C’è anche Franco Gabrielli nella galassia dei partitini del centro.
«Gabrielli è certo molto capace, anche se dobbiamo vedere se riuscirà a portare consenso reale al progetto di Ruffini».
Alla fine: primarie sì o primarie no?
«Le primarie stanno diventando un problema proprio per come le stanno affrontando i protagonisti, deleterio per gli elettori».
Ovvero Conte e Schlein?
«Sì, stanno esasperando i toni, stanno facendo diventare le primarie un momento divisivo. La maggior parte degli elettori di centrosinistra dice che sarebbe meglio evitarle».
Ma sembra proprio che ci saranno.
«Basta che sia il prima possibile. E prima occupiamoci del programma».
Intervista di Alessandra Arachi