
Premier subito o si va a perdere
13 febbraio 2026
La scommessa? È molto ambiziosa. A sinistra, si tratta di recuperare chi si è astenuto nelle ultime tornate elettorali e che sarebbe orientato a tenersi lontano dalle urne anche nelle Politiche del 2027. È questo il valore aggiunto che intendono esprimere tre personalità al di fuori dei partiti, tutte alla ricerca di una propria strada, che alla fine dovrebbe dirigersi verso una comune destinazione, un’alleanza centrista e riformista, del tutto alternativa al centrodestra: Ernesto Maria Ruffini, promotore di Più Uno, Alessandro Onorato, l’assessore romano alla guida di Progetto Civico Italia e Vincenzo Spadafora. Quest’ultimo – che rispetto agli altri due è già passato attraverso esperienze di governo, con i Cinque Stelle e poi abbandonati insieme a Luigi Di Maio al momento della rottura fra Conte e Draghi – ha accentuato la scelta unitaria decidendo di celebrare a Roma il primo anniversario dell’associazione Primavera da lui fondata, con un convegno, il 31 gennaio, aperto al contributo dei coprotagonisti della cosiddetta Quarta Gamba del centrosinistra, senza chiudere a Italia Viva.
Ed è significativo che l’ex ministro abbia affidato l’apertura della convention alla sindaca di Genova Silvia Salis, che ha vinto le elezioni amministrative del 25 e 26 maggio 2025, con una connotazione innovativa e indipendente del centrosinistra, tale da avvicinarla al sindaco di Milano Beppe Sala, altro importante interlocutore.
L’associazione Primavera «è una rete che si sviluppa nella società civile e non solo in Campania», spiega il fondatore (nato ad Afragola) che dopo l’uscita dal Palazzo (ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e ai giovani, ex ministro per le Politiche giovanili e per lo sport, rispettivamente con Pd, M5S e Avs, partecipino anche tutte queste forze che pur piccole ne stanno cercando di dare una mano, e fissare tutti insieme almeno le regole per individuare poi il candidato premier, altrimenti Meloni direbbe per tutta la campagna elettorale che se sceglie gli altri non sanno neppure chi andrà a Palazzo Chigi».
Subito il tavolo, poi il nome in anticipo rispetto alla campagna elettorale. Spadafora non esclude che il criterio possa essere quello adottato dal centrodestra nelle ultime elezioni politiche: va a Palazzo Chigi il leader del partito che abbia raccolto più voti. La preferenza però è per la scelta prima della campagna elettorale. «È la mia idea, nel modo più assoluto», sottolinea l’ex ministro. «Anche se la legge elettorale dovesse restare questa, non possiamo consentirci di costruire dentro tempo per scegliere». Così come la costruzione della Quarta Gamba del centrosinistra, che dovrebbe andare avanti a prescindere dalla legge elettorale. «L’importante è che i protagonisti si parlino, per realizzare una cosa che funzioni davvero. Il problema è la serietà del progetto».
Apprezzamento per Matteo Renzi «che è entrato stabilmente nel centrosinistra». Tuttavia, Casa Riformista, la proposta dell’ex premier, «da sola non è risolutiva del tema di riportare alle urne una parte dell’elettorato progressista che non vota più». I rapporti con Italia Viva passano attraverso Maria Elena Boschi. Nell’ambito della nuova offerta politica al di fuori dei partiti – che arriva contestualmente a Ruffini, Sala e Onorato e da lui stesso inquadrata a quello più “schierato” del riformismo – Spadafora non nasconde che ci siano problemi. «Abbiamo idee diverse sul percorso da seguire, ma è importante che si inizi a dialogare, quale che sia il ruolo che ciascuno di noi potrà avere domani».
Insomma, siamo ancora alle prime battute, nonostante il tempo scorra rapidamente. «Le elezioni sono vicine e il rischio di perderle è altissimo. Sia chiaro che il peso della sconfitta lo porteremmo tutti», ricorda l’ex ministro che insieme non ben pochi protagonisti attivi del centrosinistra, essendo anche stato, diversi anni prima dell’ingresso più diretto in politica con i grillini, una voce ancora tecnica, capo dello staff dell’allora vicepremier, ministro dei Beni culturali e leader della Margherita Francesco Rutelli, durante l’ultimo governo guidato da Romano Prodi. Meglio non ripetere gli errori.
Articolo de L’ Espresso a firma di Giuliano Portolano del 30/01/2026